Un anno difficile
Un anno difficile
2 Luglio 2019

Un anno difficile

Questo post vuole ripromettersi due cose: essere zero lamentoso e dire le cose come stanno.

Sui social siamo meglio

L’altra sera parlavo con degli amici della fatica di stare in proprio e di quanto i social ci condizionano nel dare un’immagine di noi artefatta. Possiamo raccontarcela quanto vogliamo, ma la realtà è questa: su Instagram o su Facebook siamo la versione migliorata, più rosa, più magra, più simpatica e più realizzata di noi stessi. Non è che mentiamo. È che un po’ selezioniamo solo il meglio, un po’ cerchiamo di convincerci che vada tutto bene.

Anche quando le cose vanno male, la tendenza è quella di raccontare la fatica o, peggio, il fallimento, solo a bocce ferme, quando la tempesta è passata e abbiamo già un’edificante lezione di vita da condividere con gli altri.

Perché invece nessuno racconta mai cosa succede quando si è nell’occhio del ciclone? Si rischia di perdere follower? Credibilità? Perché nessuno dice quanto è terribile, a volte, stare in proprio? A me piace l’approccio “pane al pane, vino al vino”. Quindi, ora ti racconto com’è stato quest’anno.

In una parola? Difficile

Ed è tutt’oggi molto difficile.

A maggio del 2018 abbiamo deciso di fare un cambio di target. Volevamo diminuire i corsi e gli eventi legati ai libri, e iniziare ad aprirci alla creatività, con un accento su comunicazione e grafica/illustrazione.

Sono cambiati i nostri corsi e la nostra comunicazione. Ci sono stati parecchi dossi, poi un certo assestamento. E, all’improvviso, la frenata.

I corsi che abbiamo organizzato, in una lunga e granitica (leggi: immodificabile) stagione (da settembre 2018 a maggio 2019), hanno fatto una difficoltà pazzesca a partire e alcuni non hanno mai superato la linea del via.

I corsi sono la nostra entrata principale e la cosa mi ha fatto preoccupare non poco, anche se stranamente non mi ha gettata nel panico. Avevamo fatto tanti cambiamenti, ci stava che il nostro pubblico fosse confuso.

Purtroppo tutte le strategie di contenimento danni non si sono rivelate proprio vincenti come un 13 al Totocalcio: le decine di preventivi per le consulenze hanno avuto una conversione dell’1% e il Black Friday ci ha fatto tirare il fiato ma, da solo, non ha potuto fare i miracoli.

Rosso relativo

Insomma, il 2019 ci ha salutato con un conto prossimo al rosso e ho dovuto chiedere non uno, non due, ma tre prestiti (per un totale di 10.000 euro) per poter pagare tutte le spese e tirare a campare fino a oggi.

Niente di strano, capitano i momenti difficili, capita di dover chiedere aiuto.

Io però sono una persona ansiosa. Ansiosissima, diciamo. In questo anno ho tenuto botta che non me ne capacito. Se ho mantenuto una certa lucidità nel non farmi prendere dal panico, nell’evitare di lanciare mille prodotti a caso per sopravvivere, o nel trascurare la comunicazione, ammetto che il pensiero latente del “Non sta andando un cazzo bene” ha iniziato a succhiare con una lunga cannuccia il Long Island della mia creatività.

Come mi sento?

Bene, ma non benissimo. Sulle mie spalle magrette si è comodamente accucciata la responsabilità, che per chi non lo sapesse ha l’aspetto del drago Drogon e pesa 264 Kg. Responsabilità verso gli altri Zandezii, verso i miei genitori, verso i nostri clienti, verso todo mundo. Mi chiedo: sbaglierò ancora? Non ho capito niente delle mille cose di marketing imparate in questi anni? Non sarò più in grado di avere una buona idea?

La mia psicologa, sempre sia lodata, direbbe: “Ah, quindi non abbiamo mandato in vacanza il giudizio su di sé”. Eh no! Cazzo, quello stronzo lo mando sempre in giro per il mondo ma preferisce stare con me invece di andare a fare la puccia nel mare delle Seychelles.

Io penso di essere brava, forte, ambiziosa, motivata. Ma oggi penso che forse non sono brava abbastanza. Che me l’ero un po’ raccontata.

L’anno difficile non è finito e, se mai finirà, magari sarà uno e mezzo o anche due. Non so bene come andrà, ma sarai il primo a saperlo.

Le cose che sto cercando faticosamente di fare

Mentre cammino per ‘sta salita piena di spuntoni di roccia, senza un cappellino a ripararmi dal sole e manco una borraccia d’acqua:

  • penso che è un momento, le difficoltà le abbiamo tutti;
  • penso che essere in difficoltà non fa di me una persona sbagliata, e nemmeno un imprenditore sbagliato;
  • respiro a lungo prima di ogni decisione, valutare gli obiettivi, la strategia, non farsi prendere dal panico: se ti agiti troppo in acqua poi affondi;
  • sono consapevole che ho scelto una carriera impegnativa, piena di tornanti stretti: se volevo la ciclabile in pianura avrei fatto meglio a cercare un altro tipo di lavoro;
  • so che sto facendo del mio meglio, che non batto la fiacca e che ci provo ogni giorno.

 

Quelli che la fanno facile

Non so come andrà, ma hai la mia parola: ho un trilione di idee dentro quel mio cervelletto curioso e non ho nessuna intenzione di lasciarle a morire come la rucola che è scaduta da due mesi sul fondo del mio frigo.

Se là fuori è pieno di professionisti bravissimi che riescono a lavorare solo 5 ore a settimana e il resto del tempo vanno in giro con la moto d’acqua e non sbagliano mai un colpo, io ti dico invece questo: stare in proprio è un casino della madonna. Quello che impari oggi, domani non funziona più. Ti tolgono il tappeto da sotto i piedi ogni due minuti, ti senti spesso un cretino e sì, fai anche dei debiti.

Però sono in ballo. Ci credo un botto. E non ho nessunissima intenzione di smettere di ballare.

Altri articoli consigliati per te